nov 30

Castelmassa – spariti i passeri

Ce ne spassero1iamo accorti tutti per caso. Non si vede più un passerotto. Sentivi sempre  il loro allegro, pettegolo cinguettare, ora silenzio. Ipotesi: pare che siano stati disgraziatamente fatti fuori dalle gazze, volatili dal piumaggio bianco e nero, ingannevoli nell’eleganza di penne e piume, ma voraci di uccellini. Come non bastassero queste iene volpassero2anti, si sono aggiunte anche le cornacchie col loro sgradevole gracchiare. Stazionano su alberi, volano alto scrutando prede da afferrare in picchiate velocissime. I merli son rimasti in pochi e si son fatti furbi. Escono dai nidi solo in determinate ore del giorno e non fischiano più come prima per non farsi individuare. Saltellano per il prato in cerca di cibo e poi scompaiono. In compenso ci sono molti simpatici pettirossi che sono veloci, guardinghi e difficilmente si fanno catturare. Uccellini e uccellacci. Questi ultimi sepassero3mbrano avere ora il sopravvento stazionando nei centri abitati che non sono il loro habitat naturale. Uno scompenso ambientale che rattrista. Speriamo qualche passerotto si sia salvato. Aiutiamo intanto pettirossi, merli, cinciallegre, verdoni preparando mangiatoie vicino a casa con mangime adatto, privo di pane. Arriverà l’inverno e devono trovarsi in forma per sopravvivere e sconfiggere l’armata volante di gazze e cornacchie.

nov 30

Il Campanile in restauro

Da più settimane tutti con gli occhi al campanile. Con la seconda scossa del 29 maggio 2012 che colpì parte del territorio emiliano, ha traballato. Chi in quei momenti lo stava guardando ebbe la sensazione che fosse quasi ruotato su se stesso. La notizia si diffuse in un baleno anche perché il franare di  250.000 pietre avrebbe provocato danni non quantificabili. Fortunatamente fu un’illusione ottica. Solo le due ultime celle campanarie e la cupola subirono crepe che, ad un’attenta verifica, si ritennero non pericolose, tuttavia occorrevano interventi per una sicurezza futura. Quella torre, guardiano segnatempo di uomini, cose, natura, è parte integrante del nostro panorama fisico – affettivo. Un aggregato singolare di più componenti: costruzione, strumenti, suoni, messaggi, inviti, sentimenti, memorie. Il campanile costruito 350 anni fa, ha retto allo scossone, fra poco, ardito, svetterà al di sopra dei tetti vestito a nuovo con un’illuminazione più brillante che lo renderà ben visibile durante il buio anche da lontano.

Attualmente le campane sono quattro: la campana grande del 1669; la campana centrale; la campana mezzana, quella piccola che suona i quarti. Suonano tutte insieme festose nei richiami liturgici: indicano la sorgente della preghiera. Qualcuna dovrà essere restaurata per una piccola stonatura: tutte dovranno avere una voce chiara e diffusiva.

Il campanile con quel suo colore rossiccio, con il suo stagliarsi nel cielo, suscita sempre emozioni. Non potemmo concepirlo muto, svuotato dei  suoi bronzi: un collegamento tra terra e cielo.

nov 15

La piena del grande fiume

Grande, solenne, maestoso. Il grande fiume amato e temuto oggi si è mostrato in tutta la sua imponenza. L’acqua scorreva brillante, complice la  giornata luminosa. Nell’atmosfera, più ottobrina che novembrina, preannunciante l’imbrunire, il Po scorreva  lento, sornione come un felino pronto a sferrare un assalto improvviso. La bellezza insolita, singolare del paesaggio  annullava la paura. Il sole accentuava i colori delle foglie delle piante semi sommerse dall’acqua in una fantasmagoria di sfumature. Non uno schiumone tipico delle piene impiastricciava quell’acqua che trasmetteva un’ambigua calma. Contrasti della natura: armonia e ostilità. Calore e freddo, quel freddo che ti fa pensare cosa succerebbe se… Non si poteva fare ameno di considerare quanti metri mancavano per sfiorare l’argine maestro. Fenomeni antichi eppure sempre nuovi. Natura benigna e matrigna. Il Po: re incontrastato dei fiumi: or amico or nemico,or  tranquillo or violento.

Imprevedibile nell’abbondanza delle piene.

nov 08

FIERA DI SAN MARTINO… TANTO TEMPO FA

C’era una volta un importante mercato del bestiame. Venditori e compratori arrivavano non solo dai paesi vicini, ma dalle province di Mantova, Modena, Ferrarasanmartino,Verona. Un incrocio di dialetti, un vociare di mediazioni  tra muggiti, nitriti di cavalli, ragli di asini, belar di pecore. Agli inizi del ‘900 gli animali venivano posizionati dietro il Municipio, col passar degli anni vennero dislocati prima dove ora si trova Via Gramsci (la strada non era ancora stata aperta c’era solo campagna), poi in Via San Martino ove attualmente si trova l’officina Franceschetti). Cambiati i tempi, quel mercato tipico di una società contadina, si è dissolto per l’incalzare veloce della modernità. Gli ambulanti con le loro bancarelle erano distribuiti tra Piazza Libertà e una parte di Via C. Battisti fino alla Villa Sarti. Non abbandonavano mai le loro mercanzie, di notte coprivano tutti i banchi con teli, vi si infilavano sotto per dormire. Leggi tutto »

ott 15

Tera banadeta

Ringrazio la Sig.ra Leda Pirani Parmeggiani per avermi donato, anni fa, una poesia inedita del marito M. Luigi Parmeggiani. Il Maestro che ha sempre amato Castelmassa , ci ha lasciato poesie  sul territorio fluviale scritte in vernacolo massese, tipico dei paesi di confine dove si mischiano espressioni tipicamente ferraresi, mantovane ed alcune venete. fiume_Po

Tra Tartar e Po, tèra banadeta,

con tant’acqua ch’a cor a longa ai foss…

e nobile la t –fa chi st’acqua sccèta. Leggi tutto »

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