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	<title>&#187; storie sconosciute tradizione musicale Ricerche</title>
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		<title>Essere in Linkedin. Leggere articoli interessanti- comunicare con piacere e rispetto</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2019 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[> La voce &#8211; Alda Merini In queste cadenze fragili che sono i nostri giorni meravigliosi fatti di pochissime cose, di piccoli conventi di sospiro, questi giorni meravigliosi dove io nego la presenza anche di Dio per non sentirmi obbligata ad amarlo. In questi giorni io vedo il sole ovunque ma non posso vedere lui &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/essere-in-linkedin/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1366" class="wp-caption aligncenter" style="width: 110px"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/essere-in-linkedin/attachment/01/" rel="attachment wp-att-1366"><img src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2019/04/01.jpg" alt="Comunicare  con rispetto" width="100" height="100" class="size-full wp-image-1366 colorbox-1365" /></a><p class="wp-caption-text">Comunicare  con rispetto</p></div>><br />
La voce  &#8211; Alda Merini</strong><br />
In queste cadenze fragili<br />
che sono i nostri giorni meravigliosi<br />
fatti di pochissime cose,<br />
di piccoli conventi di sospiro,<br />
questi giorni meravigliosi<br />
dove io nego la presenza anche di Dio<br />
per non sentirmi obbligata ad amarlo.</p>
<p>In questi giorni io vedo il sole<br />
ovunque<br />
ma non posso vedere lui<br />
che è l’unico candore della mia vita.</p>
<p>E poi dietro lui<br />
c’è un altro uomo<br />
più grande,<br />
più severo,<br />
più possente,<br />
un uomo che mi indica<br />
la guarigione dell’anima.</p>
<p>Ma non credo che la mia anima sia malata<br />
se riesce ancora a piangere,<br />
a sorridere,<br />
a varcare le soglie di questa casa.</p>
<p>Gesù,<br />
sei certamente un poderoso mantello,<br />
sei una spiaggia illimitata,<br />
sei un parto che non ha mai agonie,<br />
sei un fiore che si risveglia ogni mattino,<br />
sei un canto,<br />
sei il mio stesso sguardo.</p>
<p>Molti mi guardano negli occhi<br />
e rimangono estatici<br />
perché capiscono che io ti ho visto,<br />
che ti ho sentito,<br />
o che perlomeno qualche volta<br />
ti ho anche tradito.</p>
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		<title>Diario : “ La mia Guerra  &#8211; Anni 1915 – 1918” di Oreste Sinodo Barotti di San Pietro Polesine.</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 21:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ho letto con commozione. Un resoconto preciso, reale che uno non si aspetta. A scuola ci hanno narrato il conflitto con tanti omissis, puntando più sull’eroismo e non sui massacri di migliaia di giovani. Dopo una una premessa, il Diario,  è diviso in nove periodi corrispondenti ai vari fronti di guerra.  La guerra vera, infatti,  &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/diario-la-mia-guerra-anni-1915-1918-di-oreste-sinodo-barotti-di-san-pietro-polesine/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ho letto con commozione. Un resoconto preciso, reale che uno non si aspetta. A scuola ci hanno narrato il conflitto con tanti omissis, puntando più sull’eroismo e non sui massacri di migliaia di giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una  una premessa, il Diario,  è diviso in nove periodi corrispondenti ai vari fronti di guerra.  La guerra vera, infatti,  nella sua cruda realtà, ci viene consegnata non dai libri di testo con pagine  zeppe di alleanze e intese, sequenze di date,  battaglie perse e vinte, ma prive dell’umanità dolente di chi, solo, l’ha vissuta e fissata nei diari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1321"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ufficiali e soldati scrissero pensieri, riflessioni, critiche, slanci patriottici che riflettevano l’andamento della guerra come pensieri per rielaborare le sofferenze di quegli anni e che oggi, riemersi, costituiscono importanti frammenti di  memoria vera,  non retorica per comprendere meglio il grande racconto di un evento epocale che ha cambiato per sempre la fisionomia fisica e sociale non solo dell’Italia,  ma dell’Europa.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><b>Il Diario</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Oreste Sinodo  Barotti</b>: persona sensibile, ligia al dovere, motivato da un gran sentimento patriottico. Scrive delle battaglie, dell’umanità dei soldati,della crudezza del conflitto con  le sue  sofferenze, del cinismo del generale Cadorna, degli ambienti montani vissuti in condizioni climatiche estreme.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa narrazione troviamo: patriottismo e patimenti; senso del dovere e generosità.  Vita e morte. Dolore e forza  di resistere.  Disumanità e pietà. Orgoglio e italianità.</p>
<p align="center"><b>LA MIA GUERRA<br />
</b><b>Anni 1915 – 1918</b><b> </b></p>
<p align="center"><b>Diario di guerra</b></p>
<p align="center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1313 colorbox-1321" alt="amina4" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amina4-187x300.jpg" width="187" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><i>“La mia salute è ottima. ..Il cervello confuso da mille presentimenti,il primo fu quello di scrivere, se mi era possibile , il mio diario di guerra… Con questo pensiero partivo,pronto per incominciare la mia vita di guerra,fidente, prima di ogni cosa ,nella Provvidenza Divina e poi nella prospettiva della mia vita.”<br />
</i>Oreste Sinode Barotti arruolato nell’Artiglieria da Montagna, era a capo di un drappello di soldati il cui compito era trasportare nei vari luoghi delle battaglie piccoli cannoni, artiglierie,viveri percorrendo mulattiere spesso in condizioni climatiche estreme con i muli che si rovesciavano incapaci di proseguire tra cumuli di neve.<br />
Ha combattuto le due disastrose battaglie del Monte Ortigara (1959 m. ) dove si consumò la strage degli Alpini.</p>
<p style="text-align: center;"> <img class="colorbox-1321"  alt="amina5" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amina5.jpg" width="275" height="183" /></p>
<p style="text-align: right;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1311 colorbox-1321" alt="amina6" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amina6-300x206.jpg" width="300" height="206" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1310 colorbox-1321" alt="amian7" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amian7-300x167.jpg" width="300" height="167" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fu mandato anche all’assalto con maschera antigas.</p>
<p style="text-align: justify;"> <i>“ …strisciando il corpo a terra come una biscia…continuando a strisciare sulle piettre…il campo ridotto ad una pozza di sangue…correvo da una parte all’altra…Chi aveva una gamba spezzata, chi ferite alla testa, ai bracci al corpo, più qualche morto raggomitolato lungo ilsolco della trincea…chi gridava aiuto, chi chiamava i genitori, chi invocava i suoi figli…Udivo a cento, a cento i lamenti di quei poveri giovani…”.</i></p>
<p align="center"><b>Sconfitta di Caporetto 24 ottobre 1917</b></p>
<p><i><img class="aligncenter size-medium wp-image-1309 colorbox-1321" alt="amian8" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amian8-300x168.jpg" width="300" height="168" /></i></p>
<p style="text-align: justify;">Con la sconfitta di Caporetto il morale di ufficiali e soldati  è a pezzi. Si risollevano quando al Comando Supremo dell’Esercito , il generale Cadorna viene sostituito dal generale Armando Diaz.<br />
La guerra comincia a volgere a favore degli italiani.<br />
<b>Il 27 ottobre 1918 </b>con gli Alpini e truppe francesi i militari italiani passano il fiume Piave.<br />
In pochi giorni arrivano a Vittorio Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“ Alle ore 16 del 4 novembre 1918 una comunicazione annunziava che la bandiera di Casa Savoia sventolava sul castello del Buon Consiglio di Trento e sulla Torre di San Giusto a Trieste…mi sembrava un sogno…mi sembrava impossibile…”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Oreste Sinode Barotti ha ricevuto onorificenze , ben otto, tra decorazioni e premi.</p>
<p align="center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1308 colorbox-1321" alt="amian9" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2018/12/amian9-300x219.jpg" width="300" height="219" /></p>
<p align="center"><b>Decorazioni e Premi</b></p>
<p style="text-align: justify;">Con la Grande Guerra si chiude  il “ secolo lungo” l’Ottocento che era iniziato con la Rivoluzione Francese nel 1789. Si chiude anche il periodo Risorgimentale Italiano iniziato a metà Ottocento dopo secoli di sudditanza straniera. E’ stata una guerra di eroi non solo per chi combatteva, ma per tutte quelle donne e quegli uomini che nell’agricoltura, nel commercio, nelle fabbriche sopperirono con abnegazione, privazioni, fatiche alla mancanza di uomini validi al lavoro.<br />
Per anni celebrata, la Grande Guerra, fu poi offuscata, quando fu un’affermazione tutta italiana, per questo <b>“ per non dimenticare”</b>, a tutti coloro che vi hanno partecipato: ai caduti, ai mutilati, agli invalidi, vada il nostro perenne ricordo.</p>
<p>La pubblicazione “ <i>La grande Guerra – testimonianze dal fronte e dai nostri paesi”</i> a cura dell’Associazione Culturale “Padusia” è reperibile presso il Presidente Giuseppe Zenesini a Castelnovo Bariano  - Rovigo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I monumenti ai caduti della grande Guerra (1915 &#8211; 1918)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 10:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Testimonianze inedite dai Comuni di Castelmassa, Castelnovo B.,Ceneselli]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Testimonianze inedite dai Comuni di Castelmassa, Castelnovo B.,Ceneselli</p>
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		<title>Quando si andava a spigolare</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 17:32:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finita la Seconda Guerra mondiale si mieteva il grano ancora con la falce, sui campi rimanevano moltissime spighe. Niente doveva andar perduto: erano tempi in cui si doveva ricostruire un Paese distrutto economicamente. Si produceva poco grano tanto che dagli Stati Uniti ne arrivavano navi cariche, in quanto quello prodotto non era sufficiente per tutta &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/quando-si-andava-a-spigolare/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finita la Seconda Guerra<a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/09/spigolare_ok.jpg"><img class="size-medium wp-image-1172 alignleft colorbox-1171" alt="spigolare_ok" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/09/spigolare_ok-222x300.jpg" width="183" height="237" /></a> mondiale si mieteva il grano ancora con la falce, sui campi rimanevano moltissime spighe. Niente doveva andar perduto: erano tempi in cui si doveva ricostruire un Paese distrutto economicamente. Si produceva poco grano tanto che dagli Stati Uniti ne arrivavano navi cariche, in quanto quello prodotto non era sufficiente per tutta la popolazione italiana. <b>La mietitura</b> <b>occupava molti braccianti e spigolare per essi era una ne</b><b>cessità. Significava assicurarsi farina per l’inverno, ma anche per  chi poteva contare su un lavoro sicuro vu</b><b>oi un artigiano o un commerciante, era importante poter racimolare qualche chilo di farina soprattutto se aveva una famiglia numerosa. </b>Era un lavoro a cui si dedicavano con piacere ed allegria bambini e giovani per i quali, spigolare più che un dovere costituiva quasi un divertimento: sole, campagna in piena libertà.</p>
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		<title>Il ponte</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2016 10:44:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel fluire dinamico del tempo il vecchio ponte in chiatte resta stampato nella memoria: immagine nitida carica di ricordi. Negli anni ’70 del ‘900, ormai stanco, incapace di sostenere l’aumento del traffico si decide di costruirne uno più consono ai tempi. I vecchi barconi sono trasportati poco  più a monte. Demoliti e poi affondati? Scomparsi &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/il-ponte/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/foto_ponte.jpg"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/ponte_01.jpg"><img class="colorbox-1134"  alt="ponte_01" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/ponte_01-300x207.jpg" width="244" height="176" /></a><img class="alignnone size-full wp-image-1136 colorbox-1134" alt="foto_ponte" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/foto_ponte.jpg" width="254" height="178" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel fluire dinamico del tempo il vecchio ponte in chiatte resta stampato nella memoria: immagine nitida carica di ricordi.<br />
Negli anni ’70 del ‘900, ormai stanco, incapace di sostenere l’aumento del traffico si decide di costruirne uno più consono ai tempi.<br />
I vecchi barconi sono trasportati poco  più a monte. Demoliti e poi affondati? Scomparsi per sempre.<br />
Del ponte in chiatte che, durante il II° conflitto mondiale aveva subito ben due bombardamenti , ma era risorto per la volontà dei castelmassesi,  non sono rimaste che poche cartoline a testimonianza di una storia iniziata nel 1902 come una sfida  lanciata al grande fiume che scorre sempre or placido or irruente, racchiudendo tra le sue acque ricordi di tempi lontani.</p>
<p><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/ponte_02.jpg"><img class="size-medium wp-image-1137 aligncenter colorbox-1134" alt="ponte_02" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/ponte_02-300x206.jpg" width="300" height="206" /></a></p>
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		</item>
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		<title>Palazzo Bresciani</title>
		<link>https://www.aminabongiovanni.it/palazzo-bresciani/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2016 10:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un presente di degrado, un trapassato prossimo di dignità e sensibilità di conservazione. FOTO PALAZZO ANNI 30 Un passato remoto di  incomparabile bellezza neoclassica. Per gentile concessione dei discendenti della famiglia Bresciani Gianluigi, Gianfranco e Gian Paolo Bertuzzi. Riproduzione vietata]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un presente di degrado, un trapassato prossimo di dignità e sensibilità di conservazione.</p>
<p>FOTO PALAZZO ANNI 30</p>
<p><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/bresciani.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1142 colorbox-1141" alt="bresciani" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/bresciani-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Un passato remoto di  incomparabile bellezza neoclassica.<a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/villa_bresciani.jpg"><img class="size-full wp-image-1147 aligncenter colorbox-1141" alt="villa_bresciani" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/villa_bresciani.jpg" width="327" height="276" /></a></p>
<p><b><i>Per gentile concessione dei discendenti della famiglia Bresciani Gianluigi, Gianfranco e Gian Paolo Bertuzzi. Riproduzione vietata</i></b></p>
]]></content:encoded>
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		<title>ATTRAVERSARE IL PO</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 09:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anticamente il Po, come tutti i grandi fiumi, era venerato e temuto: la sua lunghezza, le sue rive deboli,   il suo impeto e la sua violenza, furono tali da ostacolare l&#8217;insediamento ed il transito. Fin dalla preistoria ha rappresentatola più importante via di comunicazione e di penetrazione in tutta la Pianura Padana. Plinio i Vecchio &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/attraversare-il-po/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Anticamente il Po, come tutt<img class="size-full wp-image-1047 alignleft colorbox-1046" alt="PO_01" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_01.jpg" width="227" height="270" />i i grandi fiumi, era venerato e temuto: la sua lunghezza, le sue rive deboli,   il suo impeto e la sua violenza, furono tali da ostacolare l&#8217;insediamento ed il transito. Fin dalla preistoria ha rappresentatola più importante via di comunicazione e di penetrazione in tutta la Pianura Padana.</p>
<p>Plinio i Vecchio affermava che quando il Po e l’Adige erano in piena le loro acque si congiungevano creando come un immenso mare.</p>
<p>La posizione geografica, lo rese importante per la molteplicità di attività e storie umane. Il suo scorrere era una sorta di lungo e difficile viaggio che coinvolgeva tutti coloro che ne ebbero contatto tanto che, insieme ad altri fiumi dell&#8217;antichità, ebbe un appellativo divino: Eridano (fiume mitologico in diretta connessione con gli inferi, legato al mito di Fetonte).<span id="more-1046"></span></p>
<p><b>Giovannino Guareschi  lo definì l&#8217;unico fiume  degno di essere considerato “Grande Fiume”.</b></p>
<p>Le difficoltà del transito del fiume, in un&#8217;epoca che ancora non conosceva i moderni ponti di cem<img class="alignright size-full wp-image-1061 colorbox-1046" alt="PO_02" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_02.jpg" width="232" height="167" />ento, consolidavano una percezione della distanza fisica e spirituale fra le due sponde.<br />
I transiti davano allora origine di volta in volta a sentimenti e sensazioni che caratterizzavano un momento delicato e rilevante: apprensione psicologica, stanchezza fisica, diminuzione dei ritmi di movimento, soddisfazione nel passare un ostacolo, senso dello scampato pericolo.<br />
<b>Storico elemento di confine,</b> il grande fiume rappresenta ancor oggi psicologicamente e fisicamente una frattura nel territorio della pianura, delinea chiaramente un “al di là” e un “al di qua”, rinforza sensi di identità territoriale e, in parallelo, rivalità fra le opposte sponde.<br />
Basti pensare alla rivalità che a tutt’oggi, seppur in forme attenuate, si ha tra i sermidesi  (Sermide paese sulla riva opposta)   e castelmassesi.</p>
<p align="center"><b>NAVIGARE SUL FIUME</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Come si attraversava il fiume nei tempi antichi?</b></p>
<p><b><img class="size-full wp-image-1060 alignleft colorbox-1046" alt="PO_03" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_03.jpg" width="264" height="146" />Zattere </b>(famosa la zattera di Ulisse). In seguito semplici servizi di barche che attraversavano  paludi modellate dalla natura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le barche costituirono da sempre il mezzo di trasporto più usato,</b> non solo nelle aree palustri, ma come mezzo per spostarsi quotidianamente per 6 mesi all’anno da aprile ad ottobre.</p>
<p>Nella stagione autunnale ed invernale le strade erano impraticabili.</p>
<p><b>Come si procedeva?</b> Di norma le barche procedevano spedite <b>secondo corrente</b> aiutate dai remi che si  affondavano anche sul fondo per migliorare la manovrabilità e allontanarsi dalle secche sabbiose<img class="alignright size-full wp-image-1059 colorbox-1046" alt="PO_04" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_04.jpg" width="234" height="109" />.</p>
<p><b>Controcorrente </b>si alzavano le vele, oppure alcuni marinai scendevano su una sponda <b>alzaia </b> (helciarius à che tira la barca) a trainare da terra le imbarcazioni mediante la forza umana o animale.</p>
<p><b>Alzaia – Nel XII secolo</b>, siamo nel Medioevo, si costruirono molti canali navigabili con lo scopo di poter utilizzare barche con una maggiore capacità di carico. Iltraghetto o la barca erano trascinati da terra lungo la strada sull’argine da buoi, cavalli o uomini.<br />
Il cavallo che tirava la barca doveva poter camminare di fianco al canale o al fiume  pertanto era molto importante la manutenzione della <b>strada alzaia</b> che lo fiancheggiava.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-1057 colorbox-1046" alt="PO_06" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_06.jpg" width="184" height="150" /> <img class="aligncenter size-full wp-image-1058 colorbox-1046" alt="PO_05" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_05.jpg" width="204" height="148" /></p>
<p><b>Ponte Volante &#8211; </b> una chiatta compiva un ampio arco al centro del fiume legata ad una serie di piccole imbarcazioni mosse dalla forza della corrente, si usava per i trasporto delle  truppe.</p>
<p><b>Traghetto – </b>due imbarcazioni congiunte con un pianale soprastante per caricare persone, carri, animali</p>
<p><b>Queste tecniche sono state immutate per secoli. <img class="alignright size-full wp-image-1056 colorbox-1046" alt="PO_07" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_07.jpg" width="189" height="142" /></b></p>
<p>A metà ‘800 con l’introduzione della forza motrice a vapore (battelli con grandi ruote laterali, con un lungo comignolo per disperdere i fumi) e poi con il motore a scoppio si attua una rivoluzione nella navigazione fluviale.</p>
<p><b>Gli austriaci tentarono di attuare una navigazione fluviale, ma i tempi di percorrenza erano lunghi ed infruttuosi economicamente.</b></p>
<p>Erano più interessati alla rete ferroviaria e alla navigazione sui laghi.<br />
Tra il 1840 e il 1846 nel tratto Como-Milano-Verona e Venezia furono costruite le ferrovie “Ferdinandee&#8221; del Lombardo-Veneto  che decretarono la morte della navigazione  sul Po per la lentezza nel compiere tragitti e per  i  pochi passeggeri. Dopo la liberazione dall’Austria per il progredire dell’agricoltura  occorreva incrementare il commercio fra i porti adriatici e la Valle del Po.</p>
<p><b>1901 – 1915 -  Finalmente inizia una  regolare navigazione.                                        </b><br />
Dopo la liberazione del Veneto,Venezia e le altre province venete si trovarono impoverite rispetto ad altre regioni italiane soprattutto la Lombardia che prosperava per lo sviluppo dei suoi traffici e la Liguria il cui porto di Genova era esuberante di ogni specie di risorse.</p>
<p><b>1895</b> – Su iniziativa di privati si costituisce a Venezia un Comitato che si trasforma successivamente in Associazione per un Servizio di Navigazione Fluviale a Vapore tra Venezia e Milano non essendoci leggi adeguate per risollevare l’economia.  I soci  si obbligavano a concorrere con £.5000 per sperimentare la bontà dell’idea.</p>
<p>Gli ostacoli erano molti: alvei di canali  poco profondi, canali contro corrente o in acque calme, alzaie semi abbandonate: impossibile trainare un natante di grandi dimensioni.</p>
<p><b>1899 – </b>La Societàfa costruire a proprie spese un rimorchiatore.<br />
<b>1900 </b>– <b>Viene ufficialmente fondata la Società di Navigazione</b>. <b>Inizia la navigazione</b>: <b> </b>un piroscafo, con una cilindrata a 4 cavalli a motore, traina barche cariche di merci.<img class="alignright size-full wp-image-1055 colorbox-1046" alt="PO_08" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_08.jpg" width="276" height="224" /></p>
<p><b>Inizia la linea navigabile Venezia – Mantova – Cremona – Pavia  &#8211; Milano: km.357<br />
</b>Per giungere a Pavia si imboccavano le foci dell’Adda, del Trebbia, del Lambro, dell’Olona<b>.</b><b>I  piroscafi facevano scalo anche a Massa Superiore (Venezia -  Massa km. 144).</b></p>
<p><b>1901 – 1905 </b><b>à</b><b> 353.515 tonnellate di merci trasportate. </b>Nonostante questo incremento negli anni a seguire non mancarono difficoltà: scioperi nei porti e negli stabilimenti lungo il Po, magre eccezionali in alcuni punti del fiume, sintomi di colera in vari paesi,  grandi piene, poco carbone a causa degli scioperi dei minatori inglesi, nel 1913 Guerra con la Turchia che produsse una diminuzione del lavoro in molti stabilimenti industriali con conseguente diminuzione dei trasporti.<br />
Nell’arco di quattro anni si costruiscono sei piroscafi che trainano barche cariche di merci :Tot. 353.515 ton.</p>
<p align="center"> <img class="aligncenter size-full wp-image-1054 colorbox-1046" alt="PO_09" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_09.jpg" width="590" height="171" /></p>
<p align="center"><b>Piroscafo “Alessandro Moschini” per il trasporto passeggeri</b></p>
<p>I battelli procedevano in convoglio, in genere di 5 0 6 natanti, con disposizioni particolari. La ferrovia, molto più rapida della navigazione fluviale, anche per la sua capillarità sul territorio, garantiva una continuità  di servizio, che sui fiumi era tutt&#8217;altro che assicurata, mettendo in crisi il trasporto fluviale che, sul finire dell&#8217;Ottocento e nel Novecento, si limitò quasi esclusivamente al trasferimento di <i>merci </i>sfuse: granaglie, legname, sabbia, pietre e marmi da costruzione…<br />
Dal Po la navigazione si irradiava lungo gli affluenti fino ai grandi laghi alpini con la conche di navigazione  ideate da Leonardo da Vinci.( Opera idraulica attraverso la quale i natanti possono superare dislivelli esistenti lungo una via d’acqua).Seguono alcuni anni difficili: scioperi nei porti e negli stabilimenti lungo il Po, periodi di magra del fiume, scarsità di carbone causata dagli scioperi dei minatori inglesi e nel 1913 guerra con la Turchia.</p>
<p><b>Luglio 1914 – Scoppia la Iª Guerra mondiale. </b>I traffici nel porto nel porto di Venezia si arrestano. Si <img class="alignleft size-full wp-image-1053 colorbox-1046" alt="PO_10" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_10.jpg" width="351" height="268" />limitano i trasporti, ma a fine conflitto la navigazione riprende.</p>
<p><b>Il piroscafo “Milano” resiste al tempo</b> e percorre il grande fiume fino agli anni 30 del ‘900 suscitando sempre stupore con gli sbuffi del suo camino, con il regolare sciacquio delle ruote, con l’immancabile sirena che annunciava il suo arrivo ai pontieri che spostavano le chiatte dei ponti per consentirne il passaggio tra  l’ammirazione dei presenti che sognavano di poter salire almeno una volta su quel battello simbolo di modernità per un viaggio tra le calme rive del fiume e scoprire nuovi e lontani luoghi.</p>
<div id="attachment_1052" class="wp-caption aligncenter" style="width: 345px"><img class="size-full wp-image-1052 colorbox-1046" alt="Piroscafo “Milano”" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_11.jpg" width="335" height="222" /><p class="wp-caption-text">Piroscafo “Milano”</p></div>
<div id="attachment_1051" class="wp-caption aligncenter" style="width: 450px"><img class="size-full wp-image-1051 colorbox-1046" alt="Negli anni 30 del ‘900 cominciano a circolare le bettoline." src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_12.jpg" width="440" height="189" /><p class="wp-caption-text">Negli anni 30 del ‘900 cominciano a circolare le bettoline.</p></div>
<p align="center">
<p><b>A Massa Superiore fu costruito un attracco come punto d’approdo per bettoline cariche di mais che servivano alla FRAGD:</b> <b>la gru</b><img class="alignright size-full wp-image-1050 colorbox-1046" alt="PO_13" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_13.jpg" width="200" height="158" /></p>
<p><b>La gru:</b> riferimento non solo industriale,ma punto d’incontro per gruppi di amici ed innamora<img class="alignleft size-full wp-image-1049 colorbox-1046" alt="PO_14" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_14.jpg" width="178" height="141" />ti. La  sera non era inusuale per la scarsità dell’illuminazione incontrare nei punti più oscuri coppiette per qualche furtiva , estiva effusione.<br />
I tempi mutati hanno cambiato la navigazione: i natanti corrono veloci, ma sono sempre meno numerosi: il traffico su gomma ha avuto il sopravvento. D’estate passano motonavi che trasportano turisti per itinerari fluviali che cons<img class="alignright size-full wp-image-1048 colorbox-1046" alt="PO_15" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/PO_15.jpg" width="239" height="158" />ervano ancora un loro fascino: acque calme, rive di un verde riposante, spiaggette vecchie o di nuova formazione, isolotti rigogliosi di vegetazione spontanea e verso il tramonto ammirare uccelli ed aironi che nel silenzio avvolgente del fiume planano sulle rive per abbeverarsi prima di rientrare nei nascosti nidi.</p>
<p><i>Riduzione della Iª parte della lezione tenuta all’Università del Tempo Libero di Castelmassa il 12 maggio 2015  “Navigazione sul Po nel Nuovo Regno. Vita su un mulino del Po”</i></p>
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		<title>Via Leonardo da Vinci</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 07:26:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Leonardo da Vinci: la prima espansione del paese verso Est.  Si può intravedere ancora la boaria Zannini e l’ultimo tratto del fosso che accompagnava nella sua lunghezza il famoso stradello Guerrini che tanti d’estate hanno percorso in bicicletta. Uno stradello diventato quasi mitico, una galleria verde che portava in Via Mercanta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/foto_via_ldvinci.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1025 colorbox-1024" alt="Via Leonardo Da Vinci" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/09/foto_via_ldvinci-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Via Leonardo da Vinci: la prima espansione del paese verso Est.  Si può intravedere ancora la boaria Zannini e l’ultimo tratto del fosso che accompagnava nella sua lunghezza il famoso stradello Guerrini che tanti d’estate hanno percorso in bicicletta. Uno stradello diventato quasi mitico, una galleria verde che portava in Via Mercanta.</p>
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		<title>Il Caffè o Bar Borsa e la Madonna Pellegrina</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 17:05:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era tanto tempo fa. Il Caffè Borsa di Riccardo Stabellini ed accanto il negozio di Cesare Cabri bravissimo artigiano nella lavorazione del  pellame. Nella bella stagione Cesare esponeva bauli e valige sotto i portici. Sulla strada sostava  l’immancabile suo  furgoncino riconoscibile come la Topolino del dott. Cuccato. Era la fine degli anni ’40 la Madonna &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/il-caffe-o-bar-borsa-e-la-madonna-pellegrina/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/img001.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1020 colorbox-1018" alt="img001" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/img001-300x226.jpg" width="300" height="226" /></a>Era tanto tempo fa. Il Caffè Borsa di Riccardo Stabellini ed accanto il negozio di Cesare Cabri bravissimo artigiano nella lavorazione del  pellame. Nella bella stagione Cesare esponeva bauli e valige sotto i portici. Sulla strada sostava  l’immancabile suo  furgoncino riconoscibile come la Topolino del dott. Cuccato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/img002.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1019 colorbox-1018" alt="img002" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/img002-300x173.jpg" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Era la fine degli anni ’40 la Madonna Pellegrina girava di parrocchia in parrocchia. Ogni paese per accoglierla si vestiva a festa: luminarie ovunque,fiori e festoni di carta a finestre e porte. Una devozione popolare insolita andata perduta, ma rimasta nella memoria di molti.</p>
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		<title>Villa Peretti &#8211; Un giardino piacere dell’anima</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 16:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giardino di Villa Peretti a Ceneselli ha un fascino particolare. Circondato da mura non lo scorgi, ma come entri nella parte antistante la dimora per il sentierino costeggiato di rose ti coglie uno stupore come chi vede realizzarsi  un sogno: luminoso, perfetto nella geometria delle disposizioni di alberi secolari, siepi, arbusti, cespugli, fiori. Signora &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il giardino di Villa Peretti a Ceneselli ha un fascino particolare. Circondato da mura non lo scorgi, ma come entri nella parte antistante la dimora per il sentierino costeggiato di rose ti coglie uno stupore come chi vede realizzarsi  un sogno: luminoso, perfetto nella geometria delle disposizioni di alberi secolari, siepi, arbusti, cespugli, fiori. Signora del giardino è una magnolia piantata nel 1865.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri signori del giardino sono una paulonia ed un acero. Spazi ampi ed angoli variegati  ti sorprendono sia come quadri di nature morte che come bozzetti di pittori en plein air.</p>
<p style="text-align: justify;">La Signora Fioretta conosce tutte le piante e fiori dai nomi difficili, sa quando germogliano, fioriscono  espandendosi nel loro splendore e nel rigoglio delle chiome.<span id="more-1002"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chi cattura l’attenzione ed affascina sono gli iris o lillà: centinaia fioriti assieme con una tempistica improvvisa  che solo madre natura sa imporre. Colori, intensità del profumo. Il sogno prende l sopravvento sulla realtà: forse sei nel paese delle fiabe. Vorresti toccarli, accarezzarli,  immergerti tra loro, farti piccola come Alice nel paese delle Meraviglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte  retrostante della Villa riserva ancora sorprese: l’antico pozzo, abbracciato da roselline vermiglie con alla base ciuffi di piante sapientemente diverse assume un’atmosfera crepuscolare; un acero giapponese dalle foglie rosse alto a significare anni ed anni di crescita e poi il prato ben pettinato, le siepi, gli arbusti. In un angolo una testimonianza di archeologia naturalistica: un gigantesco ceppo di pioppo che la furia di un temporale ha abbattuto, dalla sua larghezza comprendi la vetustà degli anni vissuti e quanto dovrà essere stato maestoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giardino come una memoria di piante perdute. Nei nuovi giardini  dominano ulivi smarriti sradicati dal loro habitat naturale e talvolta le piante sono disposte senza metodo rifacendoci per semplicismo ai disegni infantili dei bambini.</p>
<p>Il merito dell’armonia del giardino è della sig.ra Fioretta Viarana Zambelli che sa preservare questo spazio verde con la  sensibilità e la raffinatezza che la contraddistingue.</p>
<p>La storia secolare di Villa Peretti si può trovare nel sito del comune di Ceneselli, una  ricerca a cura di  di Gabriele Antonioli, stimato storico locale.</p>

<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0406/' title='SAM_0406'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0406-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0406" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0407/' title='SAM_0407'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0407-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0407" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0409/' title='SAM_0409'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0409-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0409" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0394/' title='SAM_0394'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0394-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0394" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0410/' title='SAM_0410'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0410-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0410" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0387/' title='SAM_0387'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0387-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0387" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0400/' title='SAM_0400'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0400-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0400" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0401/' title='SAM_0401'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0401-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0401" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0402/' title='SAM_0402'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0402-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0402" /></a>
<a href='https://www.aminabongiovanni.it/villa-peretti-un-giardino-piacere-dellanima/sam_0404/' title='SAM_0404'><img width="150" height="150" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2015/06/SAM_0404-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-1002 " alt="SAM_0404" /></a>

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