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	<title>&#187; Filastrocche</title>
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		<title>“Il giornalino di Gian Burrasca”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2016 10:45:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il giornalino di Gian Burrasca” è stata  l’ultima Befana della mia infanzia. A scuola tra le compagne si sussurrava  che la Befana fosse la mamma. Volevo scoprirlo. Come faceva? Strano  perché tutte le vigile passate avevo sempre sentito,  nel buio precoce  dei pomeriggi,  un campanellino annunciante che era già in giro tra camini e tetti &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/1131/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>“Il giornalino di Gian Burrasca”</b> è stata  l’ultima Befana della mia infanzia. A scuola tra le compagne si sussurrava  che la Befana fosse la mamma. Volevo scoprirlo. Come faceva? Strano  perché tutte le vigile passate avevo sempre senti<img class="size-full wp-image-1129 alignleft colorbox-1131" alt="gianburrasca_01" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/gianburrasca_01.jpg" width="165" height="235" />to,  nel buio precoce  dei pomeriggi,  un campanellino annunciante che era già in giro tra camini e tetti a spiare se i bambini fossero buoni o capricciosi. Quel tintinnio intermittente mi aveva sempre fatto tremare e mai mi arrischiavo a salire nella mia stanza  da sola  terrorizzata al pensiero d’incontrarla.  Possibile fosse mamma?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sfogliato il libro sorpresa ed incuriosita. Devo averlo letto molte volte: alcune pagine erano quasi stropicciate Mi ha molto divertito rileggere alcune delle birbanterie che accomunano anche oggigiorno la maggioranza dei piccoli dai cinque ai nove anni  d’età.  E poi lo stile di scrittura accattivante, privo della pomposa  retorica d’inizio Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Riandai a quel lontano 6 gennaio.<br />
</b>La sera della vigila non mi addormentai facilmente, durante la notte mi svegliai spesso : volevo scoprire la vera Befana.  La mattina presto, la porta della mia stanza si aprì silenziosamente. Trattenni il fiato con gli occ<img class="alignright size-full wp-image-1130 colorbox-1131" alt="gianburrasca_02" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2016/06/gianburrasca_02.jpg" width="156" height="258" />hi socchiusi. La sagoma di mamma si stagliò nell’ombra, avanzò senza far alcun rumore sino al mio letto, delicatamente vi depose un pacchetto e un sacchettino, poi,  piano,piano  con molta cautela scomparve.</p>
<p style="text-align: justify;">Attesi  un pochino al buio.  Mamma ormai  era scesa al piano inferiore. Accesi la lampada del comodino, ignorai il sacchettino  di dolciumi, scartai il pacchetto ed apparve <b><i>“Il</i></b><i> <b>Giornalino di Gian Burrasca”</b> </i> odorante di nuovo. Emozionata e felice cominciai a sfogliarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo lessi con allegria e non me ne sono mai privata.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Si legge ancora “Il giornalino di Gian Burrasca”?No. Nelle biblioteche è relegato tra i testi obsoleti.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Eppure rientra tra i classici della letteratura, è divertente, non annoia. Ne è stato realizzato uno sceneggiato TV con Rita Pavone che forse hanno apprezzato più gli adulti dei bambini o degli adolescenti. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Eppure quanti Gian Burrasca, non cartacei, inconsapevoli di assomigliarli  si trovano ancora nelle nostre case! </b></p>
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