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	<title>&#187; amina</title>
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		<title>Essere in Linkedin. Leggere articoli interessanti- comunicare con piacere e rispetto</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2019 16:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[> La voce &#8211; Alda Merini In queste cadenze fragili che sono i nostri giorni meravigliosi fatti di pochissime cose, di piccoli conventi di sospiro, questi giorni meravigliosi dove io nego la presenza anche di Dio per non sentirmi obbligata ad amarlo. In questi giorni io vedo il sole ovunque ma non posso vedere lui &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/essere-in-linkedin/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1366" class="wp-caption aligncenter" style="width: 110px"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/essere-in-linkedin/attachment/01/" rel="attachment wp-att-1366"><img src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2019/04/01.jpg" alt="Comunicare  con rispetto" width="100" height="100" class="size-full wp-image-1366 colorbox-1365" /></a><p class="wp-caption-text">Comunicare  con rispetto</p></div>><br />
La voce  &#8211; Alda Merini</strong><br />
In queste cadenze fragili<br />
che sono i nostri giorni meravigliosi<br />
fatti di pochissime cose,<br />
di piccoli conventi di sospiro,<br />
questi giorni meravigliosi<br />
dove io nego la presenza anche di Dio<br />
per non sentirmi obbligata ad amarlo.</p>
<p>In questi giorni io vedo il sole<br />
ovunque<br />
ma non posso vedere lui<br />
che è l’unico candore della mia vita.</p>
<p>E poi dietro lui<br />
c’è un altro uomo<br />
più grande,<br />
più severo,<br />
più possente,<br />
un uomo che mi indica<br />
la guarigione dell’anima.</p>
<p>Ma non credo che la mia anima sia malata<br />
se riesce ancora a piangere,<br />
a sorridere,<br />
a varcare le soglie di questa casa.</p>
<p>Gesù,<br />
sei certamente un poderoso mantello,<br />
sei una spiaggia illimitata,<br />
sei un parto che non ha mai agonie,<br />
sei un fiore che si risveglia ogni mattino,<br />
sei un canto,<br />
sei il mio stesso sguardo.</p>
<p>Molti mi guardano negli occhi<br />
e rimangono estatici<br />
perché capiscono che io ti ho visto,<br />
che ti ho sentito,<br />
o che perlomeno qualche volta<br />
ti ho anche tradito.</p>
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		<title>I monumenti ai caduti della grande Guerra (1915 &#8211; 1918)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 10:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimenti Estensi]]></category>

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		<description><![CDATA[Testimonianze inedite dai Comuni di Castelmassa, Castelnovo B.,Ceneselli]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Testimonianze inedite dai Comuni di Castelmassa, Castelnovo B.,Ceneselli</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Inaugurazione Mostra Storico  &#8211; documentaria  nov.2012</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 22:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;amico dott. Marco Chinaglia consulente scientifico della pubblicazione: UNITÀ PROGRESSO E POVERTÀ NEL NUOVO REGNO Le contraddizioni di fine secolo nei paesi rivieraschi della Trasapadana (1870 -1900) Teatro Cotogni 8 nov. 2012 ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;amico dott. Marco Chinaglia consulente scientifico della pubblicazione:<br />
<b><b>UNITÀ PROGRESSO E POVERTÀ NEL NUOVO REGNO</b><br />
</b><b><i>Le contraddizioni di fine secolo nei paesi rivieraschi della Trasapadana </i>(1870 -1900)</b> Teatro Cotogni 8 nov. 2012<b> </b></p>
<p><img class="size-large wp-image-468 alignnone colorbox-457" alt="IMG_0022" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2013/01/IMG_0022-1024x682.jpg" width="500" height="333" /></p>
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		<title>Il campanile</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 21:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[storie sconosciute tradizione musicale Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[La costruzione del campanile di Massa Superiore, ora Castelmassa,  iniziò il 13 ottobre 1659. &#8220;&#8230;e dopo molte fatiche si pose la croce sopra la palla di marmo il 15 novembre1664&#8230; Nella fabbrica del campanile vi sono andate 250 mila pietre, delle quali per il fondamento vi andarono 80 migliara&#8230;&#8221;. Altezza sessantun metri. Dalla torre campanaria &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/il-campanile/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/01/campanile.jpg"><img class="size-medium wp-image-308 alignleft colorbox-117" title="campanile" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/01/campanile-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>La costruzione del campanile di Massa Superiore, ora Castelmassa,  iniziò il 13 ottobre 1659. &#8220;&#8230;<em>e dopo molte fatiche si pose la croce sopra la palla di marmo il 15 novembre1664&#8230; Nella fabbrica del campanile vi sono andate 250 mila pietre, delle quali per il fondamento vi andarono 80 migliara&#8230;&#8221;.</em> Altezza sessantun metri.<br />
Dalla torre campanaria il paesaggio si apre in un caleidoscopio di immagini e sensazioni.<span id="more-117"></span><br />
Il nastro ondulato del fiume con l&#8217;acqua che brilla&#8230;L&#8217; isola millenaria rigogliosa di piante spontanee&#8230;Il ponte: una linea retta, indistinta tra le sponde&#8230;Le sparse macchie dei pioppi&#8230;La piazza: una punta di lancia&#8230;Le case come in un gioco d&#8217;incastro tra orti e giardini&#8230;La fabbrica: una struttura spaziale calata per caso nel paesaggio campestre&#8230;Chiazze infinite di verde variegato&#8230;Un orizzonte dilatato&#8230;campanili lontani&#8230;<br />
Il vento&#8230; Il silenzio&#8230; E poi rintocchi improvvisi, scroscianti che spezzano l&#8217;aria e il cuore&#8230;solennità e timore&#8230;E la cella campanaria come un nido quieto, raccolto&#8230;E ancora, fulminea la sonorità grave, risoluta del martelletto che batte le ore sul campanone&#8230;Cartoline colorate, sonore in cui s&#8217;insinuano sentimenti, sensazioni, ricordi.<br />
Nelle sere primaverili ed estive, quando il sole ormai si era nascosto oltre il fiume e l&#8217;Angelus annunciava la fine della giornata, un rito festoso e gaio iniziava attorno al campanile. Rondoni e rondini, con ampi giri circolari, salivano fino alle ultime torrette. Garrendo volteggiavano, si rituffavano verso i tetti disegnando cerchi. Ritornavano in veloce spirale verso l&#8217;alto e poi, giù, in picchiata, in formazioni larghe.<br />
Richiami e raduni per diradarsi, poco per volta, verso nidi nascosti&#8230;D&#8217;estate, sopraggiunta la notte, un inquilino incontrastato del campanile: un gufo. Lanciava ad intermittenza il suo rauco verso.<br />
Gli rispondevano sparse civette e da villa Bresciani, un usignolo, dal canto melodioso e cristallino&#8230;</p>
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		<title>Castelmassa Tricolore</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 09:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentimento vero o emozione di un giorno?  Il 150° dell’Unità, quest’anno, si sta festeggiando in tutta Italia, come mai non era accaduto. Si ripercorre il Risorgimento come periodo in cui si pongono le fondamenta dei principi ideali che animarono l’esperienza risorgimentale Questo tripudio insolito  mi ha suscitato interrogativi. Le riflessioni  e le ricerche che esporrò, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/castelmassa-tricolore-2/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left;">
<p><strong>Sentimento vero o emozione di un giorno?</strong></p>
<p> Il 150° dell’Unità, quest’anno, si sta festeggiando in tutta Italia, come mai non era accaduto. Si ripercorre il Risorgimento come periodo in cui si pongono le fondamenta dei principi ideali che animarono l’esperienza risorgimentale</p>
<p>Questo tripudio insolito  mi ha suscitato interrogativi. Le riflessioni  e le ricerche che esporrò, scaturiscono dal mio vissuto personale e professionale come ex insegnante delle Sc. Elementari. Un mix di riflessioni, ricordi, curiosità, commemorazioni.</p>
<p>L’Italia si è vestita col tricolore.<br />
<a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/finalmente_it_sedesta.pdf">Scarica il documento in PDF</a></p>
</div>
<div id="attachment_265" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/foto-comune-150.jpg"><img class="size-medium wp-image-265  colorbox-260" title="Comune di Castelmassa Tricolore" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/foto-comune-150-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Comune di Castelmassa</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/SAM_00293.jpg"></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>TRA PREGHIERE E ODOR DI PIADINE</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 20:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti e Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[  Foto Carlo B.    Lido di Classe Ma la chiesa dov’era ? Era domenica. Il giorno del Risorto. Non voleva perdere la messa. Dalla vicina d’ombrellone aveva sentito dire di una chiesetta: distava dal centro un km. L’edicolante, interpellato, si era esibito  in un esercizio ginnico: dritto, sinistra, destra, ancora dritto, sinistra… Un qui &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/prova/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"> 
<dl id="attachment_213" class="wp-caption alignleft" style="width: 249px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/foto.jpg"><img class="size-full wp-image-213  colorbox-212" title="Lido di Classe" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/03/foto.jpg" alt="" width="239" height="179" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto Carlo B.</dd>
</dl>
<p><strong> </strong> </p>
</div>
<p>Lido di Classe<br />
Ma la chiesa dov’era ? Era domenica. Il giorno del Risorto. Non voleva perdere la messa.<br />
Dalla vicina d’ombrellone aveva sentito dire di una chiesetta: distava dal centro un km. L’edicolante, interpellato, si era esibito  in un esercizio ginnico: dritto, sinistra, destra, ancora dritto, sinistra… Un qui pro quo da capogiro. Un solo punto chiaro: la chiesa si trovava a ridosso della pineta, dietro al baracchino delle piadine.<br />
“Avranno progettato prima la chiesa o il baracchino?… Folklore di Romagna… preghiere e piadine!” pensò ironicamente.<br />
Si trovava, infatti,  al mare solo da due giorni: Lido di Classe. Una località balneare sorta di recente, anonima, sconosciuta ai più.<br />
Una lunga camminata. Ed ecco il baracchino con la sua rossa insegna.<br />
Improvviso il suono gaio di una campana.<span id="more-212"></span><br />
 Tra gli alberi, seminascosta,  una “mini – chiesa” tinteggiata di bianco.<br />
Facciata mossa su tre lati con tre ampie porte aperte, sul tetto una croce ed in una cornice ad U rovesciata,  la campanina ancora dondolante. Interno:  grande quanto il “salone” di certe nuove case.<br />
Niente banchi, solo sedie recuperate da qualche vecchia sala cinematografica.<br />
Sull’altare, posto su tre ampi gradini semicircolari, tre candele accese. Dal soffitto, si calava, sospeso nel vuoto,  un Gesù Crocefisso. Alla parete destra un altarino con una Madonnina di gesso. Sulle altre due pareti formelle rappresentanti le Stazioni della Via Crucis.<br />
 Modestia e umiltà. Silenzio e fiori. Povertà di arredi. Eppure non si percepiva senso di abbandono, né, tantomeno, quell’approssimazione per celebrarvi un rito frettoloso. Tutto era in ordine, dignitoso…<br />
 <br />
In breve la mini &#8211; chiesa si riempì.<br />
 Parrocchiani locali dalla faccia bianca o bruciata dal sole della campagna, pochi i turisti.<br />
Si scrutavano tutti a vicenda,  tra diffidenza e curiosità.<br />
Una donna robusta di corpo e di modi, uscì da una porticina dietro l’altare.<br />
“Ordinò” ad un uomo e ad una donna di prepararsi per le Letture. “Spinse” due ragazzine vicino ai gradini: “Servite Messa senza rovesciare le ampolle”. &#8220;Avanzò”  verso “ la nuova villeggiante”, le allungò un portaombrelli di paglia: “Quando le farò un segno, raccolga le offerte!”.<br />
Quella annuì senza fiatare. “Chissà che Messa sarà!”.<br />
Arrivò Don X (forse il parroco) insieme ad un altro sacerdote: Don Y.<br />
Don X era tipicamente romagnolo: alto, ben piantato, faccione dall’espressione bonaria, voce ferma.<br />
Con lo spiccato accento della sua terra, presentò Don Y: toscano, anziano, delicato, quasi timido. “…rimarrà con noi per più di un mese. Ha bisogno d’aria di mare ed anche un po’ di colore. Vedete ben com’é bianco! Oggi sarà Lui a celebrare la Messa. La comunità lo accolga come un amico…”. Tra avvisi vari, un riferimento a noi vacanzieri “…oggi siamo e facciamo Comunità nel nome di Cristo uniti”. </p>
<p>La Messa iniziò. Proseguì come un dialogo fra Dio e quell’infinitesima parte del suo popolo.<br />
C’era anche una bambina “ un po’ strana”.  Ogni qualvolta il tono del canto si abbassava,  con un tempismo sorprendente, si inseriva nel coro stimolando l’assemblea  a proseguire sulle sue note alte,  perfette,  limpide. E  tutti, come pellegrini avviati verso la stessa meta,  la seguivamo pur faticando. </p>
<p>Letture sacre, canti,  preghiere: parole umane e divine s’intrecciavano tra di loro…   “ I credenti erano assidui nell’ascoltare gli insegnamenti degli apostoli… nella frazione del Pane e nelle preghiere…” così era stata descritta negli atti degli Apostoli la  prima comunità cristiana.<br />
 La nuova villeggiante guardò quel Crocefisso sospeso. Ne comprese il significato.<br />
 “…Dove sarete riuniti nel mio nome io sarò con voi…”  Era veramente lì, in quella parte sconosciuta di mare. </p>
<p>L’atmosfera si era stemperata. Diffidenza e curiosità si erano mutate in  fiducia ed attenzione.<br />
Sorridendo, tutti,  si scambiarono il segno della pace. Non più estranei, si sentivano uniti in Qualcuno che si era fatto Uomo tra gli uomini per insegnare una Verità semplice, ma difficile: l’amore a Dio e al prossimo.<br />
Alla fine della Messa, Don X chiese silenzio… “La vostra Messa prosegua durante la settimana…”.<br />
Ma come? Si era al mare! </p>
<p>Il sole catturava ogni pensiero! Sfocava persino l’orizzonte! Rendeva fluide anche le idee! Ci si voleva rinfrescare nell’acqua che azzurra non era! Un piacere impigrirsi sulla spiaggia…<br />
Mai aveva sentito questo invito somigliante ad un nuovo comandamento.<br />
Intanto piccoli soffi,  sbuffi inconfondibili s’insinuarono nella “mini – chiesa”: il baracchino delle piadine era entrato in piena attività.<br />
Don X sorrise. “Sentite? I nostri cibi sono buoni. Mi raccomando, però, la vostra Messa prosegua durante la settimana”.<br />
Don Y sorrise, così pure la nuova villeggiante, alla quale una fiammella aveva illuminato mente e cuore.<br />
Era entrata in quella chiesa solo con il corpo, non con l’anima, più  preoccupata di assolvere un dovere piuttosto che ravvivare la sua fede.<br />
Uscì con un senso di pace piena. </p>
<p>Si diresse alla spiaggia libera. Desiderava bearsi della natura disegnata dalla poesia di Dio.<br />
Attraversò la pineta assaporandone silenzio, colori e profumi.<br />
Si arrampicò sulle dune: il mare le si spalancò dinanzi danzando con piccole, ridenti onde bianche; lontano volteggiava  solitario un gabbiano.<br />
Trovò l’immagine di Dio nella sua Creazione.<br />
Parlava con forza nel suo intimo…Un salmista aveva cantato: “I cieli narrano la gloria di Colui che ha fatto tutte le cose…”.<br />
Ringraziò il Signore.<br />
Lo ringraziò  anche per quella mini – chiesa lontana dal clamore, nascosta dietro un baracchino.<br />
Si era rivelata un territorio dell’anima, dove Dio si era fatto piccolo tra i piccoli, con intorno più odor di piadine che d’incenso. <br />
Amina Bongiovanni</p>
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		<title>15 aprile 1434</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 18:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti e Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Streghe che preparano pozioni – Incisione del XV secolo Il racconto di fantasia si basa su tre elementi certi: la Visita Pastorale effettuata a Massa dal Vescovo di Ferrara nel 1434; il &#8220;Compendio dell&#8217;arte essorcistica&#8221; di Fra Gelrolamo Menghi da Viadana &#8211; 1576;  le componenti caratteristiche del nostro paesaggio  prima della Bonifica Bentivoglio del 1618. Sul &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/15-aprile-1434/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 class="mceTemp" style="text-align: left;">
<dl id="attachment_90" class="wp-caption alignleft" style="width: 191px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/01/streghe.jpg"><img class="colorbox-85"  title="streghe" src="http://www.aminabongiovanni.it/wp-content/uploads/2011/01/streghe.jpg" alt="" width="181" height="296" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Streghe che preparano pozioni – Incisione del XV secolo</dd>
</dl>
</h5>
<p><em><strong>Il racconto di fantasia si basa su tre elementi certi: la Visita Pastorale effettuata a Massa dal Vescovo di Ferrara nel 1434;<br />
il &#8220;Compendio dell&#8217;arte essorcistica&#8221; di Fra Gelrolamo Menghi da Viadana &#8211; 1576;  le componenti caratteristiche del nostro paesaggio  prima della Bonifica Bentivoglio del 1618.</strong></em></p>
<p>Sul retro della casupola accanto alla chiesa, Rufilia, concubina del Rettore don Angelo de Apulia parroco di Massa, finì di spennare un pollo.<br />
Separò con destrezza le penne dalle piume, le legò a mazzetti che appese alle inferriate di una finestrella. L’aria tiepida di quel giorno di aprile la avrebbe asciugate senza raggrumarle.<br />
Minuziosamente squartò il pollo gettando zampe ed intestini tra i tumuli del cimitero lì accanto.<br />
Raccolse, invece, le frattaglie che, assieme alle erbe, immerse in un piccolo paiolo ricolmo d’acqua, deponendolo sul fuoco del camino per ottenere i suoi intrugli medicamentosi. </p>
<p><span id="more-85"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla gente,  Rufilia, era chiamata Malnata, una segnata da dio a causa di una imperfezione che si portava dalla nascita. Aveva un piede che sembrava caprino, inoltre fin da piccola era soggetta a convulsioni, durante le quali urlava e sbavava.<br />
Nel tempo, questi difetti, le crearono la fama di creatura posseduta dal demonio.<br />
Da bambina ne soffrì molto, fino a quando, una vecchia contadina, in una notte di luna piena, mentre stavano vicino al fuoco le disse: “ Tu non sei posseduta dal demonio, ma possiedi i poteri del demonio. Soffia sulle brace e vedrai.”<br />
Rufilia obbedì e dalle brace si alzarono fiamme che assunsero la forma di una figura indistinta che la lambirono senza bruciarla.<br />
Fu un attimo. La vecchia contadina sembrava dormire. Le fiamme sparirono e il fuoco ritornò brace. Il fenomeno non la intimorì, anzi la sedusse.<br />
Aveva quattordici anni , era orfana e viveva presso una povera famiglia. </p>
<p style="text-align: justify;">Le parole della vecchia, l’immagine fiammeggiante, catturarono corpo e mente della giovanetta. Divenne sempre più agitata e selvatica. Iniziò a cantilenare strane tiritere durante i lavori nei campi, a nascondersi nei canneti, spiando le persone, ad offrire miscugli d’erbe e insetti ai bifolchi.<br />
Un giorno d’estate, dopo la mietitura, mentre i contadini ammassavano le spighe di grano, queste, presero fuoco. Tutti fuggirono. Rufilia rimase ferma, raccolse una manciata di terra e la lanciò verso le fiamme che si spensero.<br />
L’avvenimento dilagò nel villaggio, nelle campagne e per la gente, da quel giorno, Rufilia, la Malnata, divenne per tutti una donna dai poteri misteriosi. </p>
<p style="text-align: justify;">Don Angelo De Apulia, per non lasciarla in balia di demoni e dicerie sacrileghe, la volle come serva di casa e della chiesa. Le impose preghiere e penitenze che, sempre più spesso, praticavano insieme.<br />
La sottomissione di Rufilia era, però, apparente. Segretamente praticava fatture. S’impose a Don Angelo e finì per diventarne la concubina. </p>
<p style="text-align: justify;">Da allora Malnata non si sentì più serva, cominciò a trarre profitto dalla fama di donna di poteri innaturali inventando filtri, oggetti e formule per tenere lontano il malocchio, favorire la foruna e provocare innamoramenti.<br />
Nelle paludose terre della Massa e Castronovi era la sola in grado di fare incantesimi. Sicura di sé, astuta, nessuno osava contrastarla. Per i contadini del malocchio era forte quanto le angherie dei padroni ela violenza della natura. </p>
<p style="text-align: justify;">Il fiume che scorreva tra argini bassi e fragili,era il grande dominatore dei Polesini.<br />
Gli uomini erano incapaci di dominare le sue piene che, tracimando o rompendo gli argini, rendevano le terre paludose ed avare di raccolti.<br />
In una quotidianità fatta di miseria, gabelle, sofferenze, malattie, si affidavano, oltre che al divino, all’occulto.<br />
Rivolgersi all’occulto era sia una necessità che una speranza. Il male contro il male. </p>
<p style="text-align: justify;">Con questo mestiere, assecondata dal volgo, l’incantatrice rimediava sacchetti di farina e di sementi, un po’ di lana, qualche botticella di vino. I bifolchi non sempre pagavano le decime al parroco, soprattutto da quando Don Angelo si era rimbambito, perdendo memoria e contratti, cosicché polli, quarti di cappone, sacchi di frumento arrivavano sempre più di rado.<br />
La convivenza tra il Rettore e la serva era ritenuta scandalosa dai massari, ma non dai popolani che le riconoscevano un potere magico.<br />
Questa era la vita di Rufilia detta Malnata. </p>
<p style="text-align: justify;">Quel giorno, oltre agli intrugli che stava preparando, era necessario che trovasse un’oca per preparare ghirlande. Già aveva predisposto le trappole nel fondo del ricco Bartolomeo De Avogadro, verso il quale nutriva un sordo rancore poiché la disprezzava in ogni luogo ed ella sfogava la sua rabbia indirizzandogli maledizioni, rubandogli animali, ortaggi e quant’altro riusciva.. Poche ore e gli avrebbe fatto l’ennesimo sgarbo.<br />
Si coricò presto nel suo giaciglio.<br />
Si svegliò nel cuore della notte ed uscì guardinga. Il chiarore riflesso della luna illuminava le rade casupole con il tetto di canne e lo stradone che, tra le piante, portava all’argine del Po. </p>
<p style="text-align: justify;">In quei giorni il livello del fiume era salito. Nel silenzio giungevano distinti i comandi del mugnaio indirizzati ai vogatori delle barche. Si doveva rimorchiare il mulino con le funi e spostarlo dove la corrente fosse meno impetuosa.<br />
Ripensò all’ultima piena, quando il Po tracimò senza fare tanti danni, ma il livello dell’acqua era tanto alto che la gente diceva che i pesci volavano più alti degli uccelli. </p>
<p style="text-align: justify;">Si avviò in direzione opposta. Si immerse tra pioppeti, scivolò furtiva su ponticelli, costeggiò campi, arrivò alla Strada Comune, nei pressi delle Camatte.<br />
Il luogo della sua vendetta era ancora distante. Attraversò fosse su passerelle pericolanti, evitò stagni, rasentò le cavedagne.<br />
Finalmente arrivò al Gorgo che, una luce fredda di una imminente aurora, svelava poco per volta come una grande macchia verde cupo velata da una leggera nebbia.<br />
Si acquattò fra le canne concentrando lo sguardo sul sentiero che degradava verso l’acqua, lungo il quale, il giorno prima, aveva sistemato due trappole. Era infastidita dal canto degli uccelli: ben altri suoni attendeva. </p>
<p style="text-align: justify;">L’alba esplose in un chiarore rosato. Da un casone poco distante si levò il canto di un gallo seguito da un chiocciolare di galline che si fondeva con lo starnazzare di oche.<br />
Sentiva la voce di Pandolfo, il servo di Avogario, che cercava di sparpagliarle per il prato.<br />
Malnata si alzò, afferrò il sacco, avanzò lentamente spostando le canne senza far rumore.<br />
Ed ecco sul sentiero apparire una dondolante processione di oche. La donna si fermò.<br />
Le guardava mentre dischiudevano il loro corteo man mano che avanzavano per disporsi, come sempre, in un piccolo spiazzo vicino all’acqua.<br />
Tirò con forza una fune.  Uno schiamazzo improvviso. Uno schiudere d’ali. Un fuggi, fuggi scomposto.<br />
Nella polvere una giovane oca si dibatteva nel disperato sforzo di liberare una zampa da un laccio che la tratteneva, impedendole ogni tentativo di fuga.<br />
La cacciatrice corse. Afferrò la malcapitata per il collo. Uno stappo violento. Il corpo della bestiola penzolò inerte.<br />
Malnata la insaccò e prontamente scomparve nel canneto. </p>
<p style="text-align: justify;">Pandolfo che già lavorava nell’orto, dallo schiamazzo, comprese ciò che stava accadendo.<br />
Corse affannato verso il Gorgo. Sul sentiero alcune piume sparse confermarono i suoi sospetti.<br />
Imprecò a bassa voce contro la donna. Non gridava il suo nome: temeva la maga e i suoi malefici più del padrone al quale, per questa ennesima ruberia, avrebbe dovuto prestare ulteriori lavori gratuiti per ripagarlo del danno subito per la mancata sorveglianza. </p>
<p style="text-align: justify;">Malnata, nel frattempo, ripercorreva lentamente i suoi sentieri segreti, evitando capanne e casoni, soffermandosi a raccogliere erbe, bacche, rami di salici selvatici, sterco di pecore.<br />
Dalle Vegre si vedevano gli effetti delle inondazioni passate. Terreni vallivi dove si mischiavano sabbia, ghiaia, argilla e cuora. Tra le macchie palustri, gli acquitrini, le pozze di acque stagnanti che non trovavano sbocco per defluire al fiume, affioravano isole verdi di boschetti dove svettavano robinie selvatiche, querce ed aceri. </p>
<p style="text-align: justify;">Era l’acqua la sua grande nemica. L’acqua tumultuosa del Po in piena che trascinava tronchi di alberi divelti, che si rovesciava nei campi, che abbatteva i casoni.<br />
L’acqua dei temporali estivi che, tramutata in grandine, distruggeva i raccolti, i teneri germogli degli ortaggi e dei frutti.<br />
L’acqua che saliva dalla terra che diventava nebbia, avvolgendo tutto il villaggio e la campagna circostante impedendole di riconoscere i suoi riparati sentieri.<br />
Contro l’acqua Rufilia non aveva poteri. Aveva provato ad esercitarli in segreto. Non ci era mai riuscita.<br />
Aveva dominio sulle persone, ma non sulle forze della natura. </p>
<p style="text-align: justify;">Nei pressi di un ponte vide, a cavallo di un mulo, un funzionario dei “Lavorieri del Po”. Stava formando squadre di contadini per avviarli, chi a sorvegliare argini, chi, muniti di badili, a scavare terra e riempire sacchetti e cesti per tamponare, se necessario, fontanazzi o infiltrazioni.<br />
“ Forse si dovrà fare come sempre la processione dalla chiesa all’argine – pensò la donna guardandoli da lontano &#8211; …forse dovrò dire a Don Angelo di preparare la portantina con la piccola statua lignea di Santo Stefano…”.<br />
A sera inoltrata, però, si sarebbe recata sull’argine, avrebbe tentato ancora una fattura spargendo su quella corrente ostile erba catamandrina, piume, sale lanciando iatture.<br />
Con questi pensieri giunse alle Camatte. </p>
<p style="text-align: justify;">In prossimità della fossa Pestrina, un cannarolole disse di aver visto sulla via Comune passare i carri e le guardie dl Vescovo di Ferrara.<br />
La donna avvertì un senso d’inquietudine e gli  indecifrabili sogni della notte le balenarono innanzi.<br />
Attraversò la nogarola, infilò il viottolo che conduceva alla Massa senza incontrare anima viva.<br />
 Arrivò in prossimità della chiesa, svoltò sul sagrato e… “Eccola! E’ lei la strega!” urlò Bartolomeo De Avogario, al quale si unirono le imprecazioni degli altri massari.<br />
Tentò di scappare. Forti mani l’afferrarono. Il sacco cadde e aprendosi svelò gli ingannevoli materiali del suo potere occulto. Si divincolò e bestemmiando maledisse tutti, ma dovette arrendersi.<br />
Fu trascinata in chiesa stretta fra le guardie fin dietro l’altare, accompagnata dalle urla sempre più forti dei massari e dei bifolchi. Questi ultimi ora erano impauriti: si sentivano complici.<br />
Se Rufilia avesse confessato di essere una maga, che era stata cercata, accolta nelle loro case, sarebbero stati scomunicati.<br />
Avogario, con furia, scoperchiò una vecchia cassapanca contenente altri ingannevoli materiali dei suoi misteriosi poteri.<br />
Muta e rannicchiata, la strega guardò gli strumenti dei suoi incantesimi. Ghirlande di penne di gallina, d’oca e di cappone, grani di fava, miglio e noci perforate da appendere all’interno delle abitazioni per allontanare il malocchio; matassine di fili rossi intrecciati e legati con nastrini bianchi per favorire i voluttuosi piaceri carnali di giovani e giovinette; pacchettini contenenti terra mescolata a sterco essicato di piccioni, di maiale e pecora, da spargere sugli orti per danneggiarne le sementi; una rozza croce di legno trafitta da chiodi, vari mozziconi di candele<br />
.<br />
La donna comprese che tutto era finito. Intravedeva già le torture, l’Inquisitore, il processo. Fu assalita dal suo antico male. Cominciò a tremare. Comparvero le convulsioni.<br />
Gemeva, sbavava, roteava gli occhi, percorreva a carponi il pavimento ed  urlava… urlava… urlava…,  maledicendo tutti.<br />
Agli occhi degli astanti sembrava l’incarnazione del diavolo. I bifolchi si fecero il segno della croce, i massari tentarono di bloccarla. </p>
<p style="text-align: justify;">Superstizione e religione, Bene e Male, Dio e Demonio si confondevano.<br />
La Verità vinse lasciando Malnata spossata ed inerme.<br />
Nel trambusto si alzò una voce autorevole, a lei  sconosciuta…<br />
“Ha peccato contro Dio, Le Sacre Scritture, La Santa Madre Chiesa. Ha violato le leggi del nostro Stato. Questi oggetti sacrileghi siano subito bruciati! Sono proibite “incantationes”. La serva sia allontanata”. </p>
<p style="text-align: justify;">Chi aveva parlato era l’Eccellentissimo Vescovo di Ferrara Giovanni Tavelli da Tossignano che, dopo averla guardata severamente, si allontanò accompagnato da due prelati.<br />
Rufilia, ora, era una strega anche per la Chiesa.<br />
Fu legata per un piede ad un banco.<br />
Nel tardo pomeriggio, issata su un carro predisposto a gabbia, venne portata via. Nessuno seppe mai dove.<br />
Era il 15 aprile dell’anno del Signore 1434. </p>
<p style="text-align: justify;">Una sera, sul tardi, scoppiò un incendio al Gorgo. Lingue di fuoco uscirono dall’acqua e il vento le portò fino al querceto di Bartolomeo De Avogario, inabissandosi sotto la terra.<br />
Tra i contadini si sparse la diceria che tra le fiamme ci fosse Malnata. </p>
<p style="text-align: justify;">Il suo ricordo rimase a lungo tra gli abitanti delle terre basse…  quando scoppiavano incendi, c’era sempre qualcuno che prendeva una manciata di terra e la lanciava sul fuoco come gesto scaramantico.<br />
La tradizione popolare via, via, trasformò la sua vita in una leggenda che veniva narrata nelle lunghe sere d’inverno davanti al fuoco del camino nei casolari o nel tepore animale delle stalle.<br />
Poco più di un secolo dopo, Fra Girolamo, un frate esorcista di Viadana, nel suo “Compendio dell’Arte esorcistica et delle sue mirabili opere” annotò: “…Malnata, strega della Massa et  di Castonovi, pare fosse stata arsa et abbruggiata dallo istesso Demonio che l’aveva custodita…”.   </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
<p style="text-align: justify;">  </p>
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		<title>Viaggio in Germania ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 16:46:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mio ricordo di Dresda erano foto che mostravano scheletri di case  dove la violenza degli uomini di entrambi le parti si era esercitata alla distruzione.  La tenacia e l’amore per il passato l’hanno ricostruita. -Ricordavo il muro di Berlino dove la libertà era negata a chi la cercava.  Ora è un piccolo monumento affinchè &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.aminabongiovanni.it/viaggio-in-germania/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Il mio ricordo di Dresda erano foto che mostravano scheletri di case <br />
dove la violenza degli uomini di entrambi le parti si era esercitata alla distruzione. <br />
La tenacia e l’amore per il passato l’hanno ricostruita.<br />
-Ricordavo il muro di Berlino dove la libertà era negata a chi la cercava.<br />
 Ora è un piccolo monumento affinchè non si perda la memoria della violenza. <span id="more-105"></span>-Ricordavo Norimberga dove uomini folli furono giudicati per i loro crimini. <br />
Ora è una città allegra. <br />
-Mi sono immerso nel parco di Sansouci a Postdam dove piccole foglie danzanti <br />
animate dal vento del Baltico mi hanno avvolto in un gioioso girotondo senza mai cadere a terra, <br />
come allegre farfalle <br />
Non stavano morendo <br />
- Avrebbero solo dormito durante l’inverno per ritornare in primavera a regalarmi <br />
il loro colore e il loro profumo attaccate alla loro madre, la grande quercia e per ricordarmi <br />
“che pur guardando al futuro <br />
Non si perda la memoria” .</div>
<div><strong>Carlo B.</strong></div>
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